Ex Sindaco Bari: “I De Laurentiis venderanno in A. Ho conosciuto compratori il giorno della finale…”

“La scelta di affidare il Bari alla famiglia De Laurentiis è mia, mi prendo tutte le responsabilità. Mi dicono che lo faccio per i voti, ma è assurdo. Se parlo da tifoso del Bari non aumenta il mio consenso nel resto della Puglia e d’Italia. Ora confrontiamoci”. L’ex sindaco di Bari Antonio Decaro esordisce così nell’atteso incontro con i tifosi voluto fortemente per chiarire la decisione di assegnare alla Filmauro, già proprietaria del Napoli, la squadra cittadina nell’agosto del 2018 dopo il fallimento e la ripartenza dalla Serie D: “C’erano dei prestanome che non ho fatto partecipare perché volevo la massima trasparenza, Preziosi l’avevo chiamato io, ma ha sbagliato nel presentare la domanda, mentre Brienza è arrivato dopo presentando una domanda in ritardo e tra l’altro senza nulla dentro. - prosegue Decaro come riporta Pianetabari.it - Ho considerato l’esperienza nello sport professionistico con sul tavolo le richieste di De Laurentiis e Lotito. Ho scelto il primo perché il secondo aveva già la Salernitana in Serie B. Se mi chiedete se rifarei la stessa scelta, direi di sì. A queste condizioni forse sì”.
Decaro parla poi di come si senta tradito dalla proprietà: “Da tifoso mi sento tradito, la frattura è insanabile e ci sono stati troppi eventi, troppe dichiarazioni pubbliche che ho fatto. Ai tempi non sapevo niente di come funzionava una squadra di calcio, ero un semplice tifoso e dissi che sarebbe stato loro interesse riportare il club in Serie A perché così avrebbero recuperato i soldi”.
Spazio poi al rapporto coi De Laurentiis: “Ho parlato spesso con loro anche animatamente. Non hanno mai voluto investire sulle infrastrutture perché in caso di Serie A devono vendere e vi assicuro che chi avrebbe comprato il Bari c’era. Avevano anche venduto, il giorno della finale ho conosciuto tre imprenditori italiani con cui avevano l’accordo, ma non posso dire chi sono per una questione di riservatezza. - conclude Decaro – Mi hanno sempre detto che per loro era normale che in Italia, prima o poi, ci sarebbe stata la stessa norma che in Europa permette ai proprietari di squadre diverse di affrontarsi fra loro in Champions. Puntavano al fatto che due parenti potevano avere due società e muoversi in autonomia”.
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