Tmw - Disastro Milan, progetto fallito. Serve una nuova rivoluzione a partire dalla dirigenza
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A Bologna si è consumato l’ultimo dramma sportivo del Milan. La sconfitta al Dall’Ara ha fatto precipitare i rossoneri all’ottavo posto in classifica e ora la quarta posizione è diventata quasi impossibile da raggiungere. L’aritmetica non ha ancora condannato il Diavolo, ma è chiaro che 9 punti di differenza con il quarto posto sono complicatissimi da recuperare (nel conteggio c’è anche lo scontro diretto perso con la Juventus), e in questo finale di stagione il Milan dovrà pensare di conservare un posto in Europa League.
Società.
La situazione in campionato è disperata, il progetto ad oggi è fallito miseramente e i primi responsabili sono i dirigenti insieme alla proprietà. L’attuale assetto non ha portato i risultati ipotizzati in estate, quando addirittura si parlava di corsa allo scudetto. Il Milan non solo non è mai stato in corsa per il titolo sin dalla prima giornata di campionato, ma nemmeno per il quarto posto. Chi ha messo il Milan in queste condizioni deve assumersi tutte le responsabilità, perché come nelle grandi aziende anche al Milan dovrà pagare chi prende le decisioni.
Proprietà.
Nel mirino della tifoseria ci sono Ibrahimovic, Furlani e Moncada, ma non va nemmeno dimenticato Gerry Cardinale che scegliendo una catena di comando debole ha dato il via ad una stagione fallimentare. Il proprietario del Milan non è esente da colpe, perché prima di costruire una squadra competitiva bisogna allestire una dirigenza adeguata alle ambizioni del club. Sono stati spesi tanti soldi tra le due sessioni di mercato, estiva e invernale, oltre 120 milioni di euro in cartellini, e se il risultato è un ottavo posto qualche domanda i protagonisti dovranno farsela.
Rivoluzione.
L’annata è partita male e sta finendo peggio. Tranne la partentesi della Supercoppa, per il resto in campionato e Champions sono arrivate solo delusioni. A fine anno il Milan dovrà cambiare parecchio, a partire dall’impianto dirigenziale. Dovrà arrivare una figura esperta di campo, un direttore sportivo che abbia liberà di scegliere, senza interferenze. Poi si passerà alla scelta dell’allenatore e di quei giocatori che ancora hanno realmente intenzione di rimanere. Per chi invece ha la testa altrove è giusto separarsi.
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